In continuità con alcuni articoli già apparsi su Umanità Nova, proseguiamo nella trattazione della tematica della logistica di guerra e dell’impatto che la crescente militarizzazione ha sul traffico ferroviario proponendo un contributo estratto dal Bollettino Cub Rail a cura di Ferrovier3 Contro la Guerra.
Il Corridoio INSTC
L’acronimo INSTC sta per International North-South Transport Corridor. Si tratta del progetto di corridoio di 7.200 km destinato a collegare San Pietroburgo (Russia) a Mumbai (India). L’idea è stata concepita nel 2000 e ratificata due anni dopo da India, Iran, Russia. L’importanza strategica di questo corridoio coinvolge tutti gli stati. Per l’India l’INSTC rappresenta un’alternativa alla Belt and Road cinese (a sua volta alternativa terrestre al “Dilemma di Malacca”, ovvero la via marittima strategica per i rifornimenti petroliferi destinati alla Cina a rischio blocchi e pirateria), oltre a un itinerario privilegiato per i rifornimenti di petrolio e carbone dalla Russia. La Russia potrebbe sfruttarlo per aggirare le sanzioni. Iran ed Azerbaigian usufruirebbero dei “diritti di transito”, ma i rapporti tra i due Paesi si sono interrotti nei primi giorni di marzo dopo che l’Azerbaigian ha accusato l’Iran di aver lanciato quattro droni nell’enclave di Nakhchivan.
Negli anni l’interesse per l’INSTC s’è allargato ad Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turchia, Ucraina, Oman e Siria; una sorta di rotta commerciale diretta tra Oceano Indiano, il Golfo Persico e il Mar Caspio, Russia. Rispetto al cabotaggio marittimo che transita nel canale di Suez l’INSTC quasi dimezzerebbe i tempi di percorrenza e ridurrebbe i costi, mentre ovviamente non può competere col cabotaggio in termini di capacità (una nave cargo carica fino a 20mila contanier).
I ritardi per la realizzazione dell’INSTC ad oggi ricadono sull’Iran, colpito dalle sanzioni e oggetto di attacchi negli anni. Nel 2015 sembrava che il Piano d’azione congiunto globale (JCPOA) firmato tra gli altri da Iran e USA, che revocava le sanzioni, potesse rappresentare una svolta; ma tre anni dopo gli USA si sono ritirati dal piano e hanno inasprito le sanzioni. Ciò non ha fermato del tutto il progetto perché l’India ha continuato a considerare prioritario lo sviluppo del porto di Chabahar in Iran. Il tratto via mare permette all’India di aggirare il Pakistan, con cui è in conflitto da sempre; il Pakistan a sua volta è entrato in conflitto con l’Afghanistan. L’India punta a penetrare in Afghanistan via ferrovia da Chabahar, aggirando il Pakistan ed evitando lo stretto di Hormuz.
La creazione di un’alternativa terrestre allo stretto di mare finito al centro dell’attacco americano all’Iran è divenuta prioritaria. La Turchia ha rinnovato 350 chilometri di binari ferroviari lungo il confine con la Siria. Le Ferrovie dell’Arabia Saudita (SAR) hanno incrementato il trasporto ferroviario di container dai suoi porti orientali; i treni merci sauditi trasportano container sovrapposti, fino a 400 per ogni convoglio. Nonostante ciò la ferrovia non è in grado, e non lo sarà per molto tempo, di sostituire in maniera forte il trasporto marittimo, per la debolezza e la vulnerabilità dell’infrastruttura.
2025, anno record per le merci
Le ferrovie della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIR), con una rete in forte espansione (ha superato i 13mila km di lunghezza), nel 2025 hanno trasportato cinque milioni di tonnellate di merci. Un dato che, secondo fonti ufficiali, sarebbe già stato eguagliato addirittura nei primi due mesi del 2026. Per varie ragioni non avrebbe senso raffrontarlo con i numeri di casa nostra (l’Italia ne trasporta 19 volte tanti), ma il traffico tra Cina (ma anche Russia) e Iran di container era in crescente espansione con numeri inediti. Il trend positivo è stato spezzato dagli attacchi israeliano-statunitensi, e gli USA in particolare hanno tutto l’interesse ad indebolire tale consolidamento, rendendo vulnerabile l’infrastruttura ferroviaria sotto bombardamento e provocando continue interruzioni del traffico interno ma soprattutto esterno verso nord-est.
Shahriar Naghizadeh, rappresentante delle Ferrovie Iraniane, ha detto: “I Paesi che transitano per l’Iran sono nel mirino delle sanzioni statunitensi e dell’Unione Europea, e questo ha reso il nostro lavoro molto difficile. Tuttavia, abbiamo anche moltiplicato i nostri sforzi per neutralizzare queste sanzioni”.
L’Iran è in piena corsa nei progetti ferroviari transfrontalieri e nella definizione di almeno nove corridoi verso est. Nella cartina a fianco sono evidenziati 7 tra i prioritari. Il ministro dell’Energia russo Sergey Tsivilyov ha dichiarato che, nonostante i bombardamenti, verranno avviati i lavori per la linea ferroviaria Rasht-Astara (corridoio 3 nella cartina), elemento chiave del INSTC. Il corridoio come detto è considerato una soluzione strategica per migliorare la connettività e il trasporto merci dall’India verso nuovi mercati in Asia centrale, in particolare l’Iran, ma anche la Russia.
Non va dimenticato che la Cina, venuti meno gli approvvigionamenti petroliferi venezuelani, punta molto su quelli iraniani tramite il trasporto via terra e l’utilizzo dei porti iraniani di Asaluyeh e Bandar Abbas nel Golfo Persico. Quest’ultima località è strategica anche per la Russia, la regione di Mosca è collegata ad essa da una linea percorsa da molti treni container. Il porto di Bandar Abbas è stato oggetto di pesanti bombardamenti israelo-statunitensi.
Nel 2025 è stata inaugurata la nuova linea Yiwu-Qom (Cina-Iran), un corridoio di 4000 km via Kazakistan e Turkmenistan, alternativa di terra allo Stretto di Hormuz.
Tecnologia satellitare e militare
Al momento è difficile stabilire i danni causati ai corridoi, alle infrastrutture e ai convogli dai bombardamenti israelo-statunitensi.
Così come è complicato sapere quale sia il grado di utilizzo della tecnologia satellitare da parte dell’IRIR.
Russia e Cina sono fornitori all’Iran di mezzi di sorveglianza orbitale e guida missilistica avanzata. Queste forniture sono fortemente aumentate dopo i dodici giorni di guerra del giugno 2025.
La Russia in particolare fornisce all’Iran equipaggiamenti militari pesanti e ricognizione orbitale dedicata: radar Rezonans-NE, il Satellite spia Khayyam, un Kanopus-V di fabbricazione russa, frutto di un progetto congiunto Mosca-Teheran, che permette di monitorare specifiche basi statunitensi e israeliane, 48 Caccia Su-35 “Flanker-E”, attrezzati con pod per la guerra elettronica Khibiny-M e radar Irbis-E, specificamente progettati per rilevare velivoli a bassa osservabilità (stealth) come l’F-35.
L’Iran ha ufficialmente trasferito la sua architettura militare dal GPS statunitense al BeiDou cinese che, a differenza del GPS, include un servizio di messaggistica breve che consente ai nodi di comando iraniani di comunicare anche in caso di inattività delle reti locali. La Cina utilizza la sua flotta di oltre 500 satelliti per fornire all’Iran un SIGINT (Signals Intelligence) costante e la mappatura del territorio. Questo supporto aiuta a monitorare in tempo reale i movimenti navali statunitensi nel Golfo Persico.
La Cina ha fornito radar avanzati a banda UHF come l’ YLC-8B, che utilizza onde a bassa frequenza per annullare i rivestimenti assorbenti radar utilizzati dai bombardieri e dai caccia stealth statunitensi.
I fornitori hanno dato all’Iran il “tessuto connettivo” per la difesa – in particolare immagini ad alta risoluzione e bersagli resistenti alle interferenze.
Ma è evidente che molto dipende dal mantenimento dei corridoi energetici INSTC e Belt and Road.
Ferrovier3 contro la guerre